domenica 14 settembre 2008

il mio sfondo

Vivere ogni giorno come se fosse l'ultimo.
Oppure avere come sfondo del desktop l'immagine di te, sgozzata.

In due versioni:
elegante in bianco e nero, con chiazze ematiche a colori.


Oppure in versione real tv: scarsa qualità dell'immagine, ricorda gli scatti dei cellulari con fotocamera integrata.

sabato 13 settembre 2008

Firmo la mia condanna all'aridità.
E' il mio ultimo atto di tacito amore
a salvaguardia della tua dignità scheggiata dalla mia pena.
Urleresti il tuo rifiuto
graffieresti le mie guardiane pupille;
della mia notturna protezione, ne piango solo un po'.
Sento le vene annodarsi,
scoppio di pianto coaugulato,
non c'è lo scoglio della tua guancia per le mie lacrime.

Da fiore di glicine sono sciabola e tu la pesca in me che sei da sempre.

Sciolto il guinzaglio non scappi via.
I tuoi pensieri congelati dalle punte dei miei
l'incredulità della tua coscienza al bacio dopo il lungo sonno.
Il succo dell'errore sei e ogni alba ne è conferma.
Io
accusa e difensore, scosto il giutizio dai tuoi occhi
velati, stretti, opachi.

Da fiore di glicine sono sciabola e tu la pesca in me che sei da sempre.

Idee polverose
papiri d'unghie
imbarazzante sorriso cacao,
morte in gola e lo specchio continuo di chi sa vivere.
Vita errore. Natura errore. Scelta errore. Tempo errore. Gusto errore. Giudizio errore. Errore errore. Orfano della folla.
Echeggiano soluzioni al cloro.

Da fiore di glicine sono sciabola e tu la pesca in me che sei da sempre.

C'è stordimento in me al tuo pensiero,
insofferenza epidermica e maniacale protezione da me.
Avvolto nel sangue, non scovi le ferite.

Da fiore di glicine sono sciabola e tu la pesca in me che sei da sempre.

Respiro aghi e piango ruggine.
Da cieco al buio sorpassi le mie violenze.
Io,
carnefice e protettrice.
Io,
scheggia e scudo.

Da fiore di glicine sono sciabola e tu la pesca in me che sei da sempre.

© Luna Cardilli